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Untitled
Venere Chillerni è una pittrice che viene dalla visionarietà simbolista.
Per lei l'allegoria gioca un significato onirico e nel contempo religioso (Paolo Levi) un disegno e un colore che si vorrebbero dire "musicali", ma di una musicalità fatta più di linee melodiche che di consonanze o dissonanze armoniche.
Certo una visione interiorizzata, intimistica (Albino Galvano) un viaggio spirituale che concede poco all'illazione, volti ora morbidi d'attese e a volte spigolosi di pensieri diversi.
Più che l'ideologia della donna, nelle opere della Chillemi, si scoprono narrazioni che giustificano un interesse non solo artistico (Vittorio Bottino) il simbolismo che si percepisce nelle opere di Venere Chillemi è una straordinaria limpidezza: i colori sono caldi, gialli, aranci, rossi e non manca il contrasto, ma a confermare la serenità dell'atmosfera, un azzurro schietto (Aldo Spinardi) sfumature, sorgenti luminose e trasparenze misteriosamente fuse che la narrazione mette in risalto, rispecchiano la visione di una realtà avvincente e sincera nella sua essenza (Antonio Oberti) immagini femminili di luminoso stupore situate in un paesaggio che evoca certi boschi cari ai pittori francesi del primo novecento; boschi con tronchi d'albero dai quali germogliano infiniti ramoscelli o vaghe infiorescenze (Gian Giorgio Massara) l'orizzonte si confonde con l'infinito e in quest'immenso spazio il fruitore di questa bellezza si sperde o meglio si annulla ciò che di materiale lo lega alla dimensione terrena
(Carlo Accossato).