| Il dibattito sull'arte contemporanea Di Enzo Papa
E' accesa ormai da un paio di decenni la
discussione sulle forme e sui contenuti dell'arte, circa l'espressionismo aniconico, affidato solo al colore
(o al non-colore) e all'aspetto "informale" e, circa il figurativismo mimetico, riflesso del visibile esterno
alla coscienza, realistico (della natura o del costruito). I sostenitori e i detrattori di una tendenza o
dell'altra, si equilibrano, ragione per cui non prevale alcuna tesi, né in un senso, né nell'altro.
Tuttavia, non è possibile che il dibattito si protragga all'infinito, perché prima o poi vi sarà una prevalenza,
i cui segni sono già ravvisabili nella pletorica proliferazione di artisti, mostre private ed esposizioni pubbliche,
concorsi, critici e critiche che lasciano frastornati quei pochi amatori d'arte ancora rimasti in una cultura
dell'immagine alluvionata di fotografia professionale, cinema, computer, giornali e riviste, pubblicità,
fotocamere digitali, stampanti domestiche e derivazioni. Come orientarsi, come determinarsi? L'astrattismo
(o Informale) ha avuto un suo momento di auge, anzi due, nei decenni secondo e sesto-settimo del Novecento
e in entrambe le fasi è stato rapidamente messo in discussione, se non in crisi. Precisamente nel 1970
avvenne un generale ripensamento sull'arte precedente, subito dopo la scomparsa prematura di Piero
Manzoni, provocatore artistico milanese, propositore di quegli "Acromes" bianchi, senza alcun intervento
dell'autore, e produttore di quell'estrema dissacrazione dell'arte (meglio "arte") che furono e sono le
scatolette di escrementi, con le quali (con i quali) Piero Manzoni intese dire: "Poiché oggi ogni proposta
d'autore, anche ignoto, è arte, io propongo come arte la mia cacca".
Nello smarrimento generale nessuno
osò obiettare, anzi la "Merda d'Artista" fu acquistata dalla GAM di Roma, a cifre da scandalo (queste sì,
vero scandalo) la quale, negli Anni Novanta, cercò di rivendere (anzi, svendere) quelle scatolette, ma non
trovò acquirenti. L'azzeramento del 1970, in un clima di revisionismo, tentò di accantonare tutte le
farneticazioni precedenti e, come altri tentativi del passato (Novecento, Ritorno all'ordine, Fronte Nuovo delle Arti),
indirizzò la cultura figurativa verso espressioni affidate al riconoscibile, all'iconico, ai precetti reali
o visionari.
La polemica si fece incandescente, giacché gl'informali di cattiva coscienza (pessimi disegnatori)
s'imbufalirono, tacciando di passatismo, di provincialismo e di decorativismo gli artisti figurativi praticanti
le arti del disegno. Il dibattito è sempre infuocato, mentre gli artisti emergenti, i giovani delle Accademie
(complici e sostenitori i docenti) vertono in direzione del figurativo espressionistico, l'unica forma d'Arte
oggi possibile, per interessare i timonieri dell'arte e il pubblico dei pochi amanti dell'arte contemporanea.
Dalla metà del Novecento ad oggi si enumerano almeno una cinquantina di movimenti e tendenze d'arte, di cui la
metà a carattere figurativo, massimamente le proposte degli ultimi 20 anni. Nel congresso di Storia e Critica
dell'Arte di Ravello del 2009 è emerso che le tendenze dell'arte per i prossimi 15 anni saranno figurative,
con tematiche sociali ed ecologiche.
Gli artisti sono informati.
Enzo Papa
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