L'Iperrealismo: Quale Arte?
Di Massimo Centini
La Galerie Unique di Torino ha presentato una bella rassegna di pittori impegnati nel cosiddetto "Realismo radicale". Gli artisti scelti, Lorenzo Lovermi, Giuseppe Mallia, Anna Pasinato, Renzo Rapacioli, Francesco Stile, Paolo Tagliaferro, Paolo Terdich, Sergio Veglio, da Patrick Caputo hanno offerto un'interessante finestra su un'esperienza pittorica di grande interesse che nel nostro Paese è stata caratterizzata da un'eco abbastanza ridotta.
Potremmo pensare all'iperrealismo come all'evoluzione del realismo degli Stati Uniti affermatosi tra le due guerre, oppure come a una neanche tanto occulta volontà di trovare il modo per misurarsi con il mezzo fotografico che, dalla sua apparizione, costituì un tema dominante per la critica militante dei Salons parigini (significativamente l'iperrealismo è chiamato anche fotorealismo). Forse però l'asse del discorso può orientarsi anche su altre direttrici, lasciando a margine il confronto diretto con l'immagine fotografica, a cui è imparentato per procura e non su linee genealogiche dirette. Infatti, l'iperrealismo è una scelta di campo importante nella dialettica che l'artista imposta nel suo lavoro di riproduzione della realtà: accetta il confronto con dimensioni verificabili, misurabili, positivisticamente accertabili e quindi si pone in una prospettiva che gli impone di rispettare rigorosi parametri pittorici.
Storicizzato anche come "realismo radicale", l'iperrealismo si è affermato tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio del decennio successivo, trovando poi rapidamente in Europa una diffusione sempre maggiore, soprattutto dopo la
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VII Biennale di Parigi (1972), dove il termine di fatto si è imposto ufficialmente.
Per certi aspetti può essere correlato alla Pop art, anche si di fatto questa corrente ha poi imboccato vie proprie, caratterizzandosi con peculiarità originali, ramificatesi in tendenze di marca diversa. Infatti, mentre la matrice primigenia dell'iperrealismo aveva come soggetti privilegiati scene di quotidianità statunitense, nel corso del tempo si sono via via definiti orientamenti diversi, cristallizzati in soggetti allontanatisi da scelte di caratura sociologica, per privilegiare la forma pura, il soggetto singolo e ben collocato nello spazio senza alcuna sbavatura espressionistica.
Dalle nostre parti, l'iperrealismo ha trovato affermazione soprattutto nel linguaggio pittorico, mentre sono più rare le scelte scultoree, in cui a prevalere è soprattutto l'utilizzo di resine e poliestere.
L'attenzione quasi maniacale per i particolari, rende la pittura iperrealista un territorio sul quale a misurarsi sono artisti dotati di un background tecnico di elevato livello, nel quale possono coagularsi esperienze provenienti da universi come la pubblicità, il design, l'illustrazione, il fumetto. Tutto un mondo che attribuisce un valore aggiunto importante sul piano della comunicazione, pur senza banalizzare il risultato finale. Anzi, per certi aspetti, ne problematizza l'approccio, poiché chiede al fruitore di andare oltre il velo dell'apparenza e liberarsi dai ceppi delle convezioni.
L'iperrealismo è quindi un linguaggio che ci fa apprezzare la bellezza del consueto, che amplifica il valore della realtà attraverso il continuo e confronto tra il vedere e l'osservare: di fatto tra il processo fisiologico e quello culturale. Guardare un'opera iperrealista non è quindi facile come può sembrare a prima vista: è necessario andare oltre, lasciando da parte preconcetti e luoghi comuni, per superare la retorica. Osservando le cose da più punti di vista. Con curiosità.
Massimo Centini