|
Nel corso dei secoli
il Piemonte è stata una terra di passaggio e di conquista per molti
eserciti stranieri e per molti popoli invasori.
Una terra di frontiera come la nostra, punto-chiave di passaggio per il
valico delle Alpi e per l’accesso nella Pianura del Po, non poteva
non suscitare bramosìe nei cuori di quei condottieri che per secoli
si contesero il dominio della nostra penisola.
Abitata sin dagli albori della sua storia da tribù gallico-celtiche
i cui antichi nomi ancor oggi stanno alla radice di quelli di tante odierne
città e paesi, la “terra ai piedi dei monti” fu poi
invasa e conquistata dalle invincibili legioni di Roma. I nostri antenati
Taurini, Salassi, Masselli, Vagienni, Caburri, insieme a moltissimi altri,
si difesero valorosamente, combattendo con indomito ardore contro le legioni
romane.
La civiltà di Roma fu “imposta” dalla forza bruta delle
armi: se molti nostri avi si piegarono al duro giogo romano ed accettarono
di collaborare con gl’invasori, molti altri si rivelarono invece
irriducibili avversari del potere di Roma, si dettero alla macchia e condussero
una logorante guerriglia contro le odiate truppe di occupazione. Quando,
nel 218 a.C., il cartaginese Annibale valicò le Alpi e, scendendo
in Piemonte, portò la guerra nel cuore stesso della potenza di
Roma repubblicana, e cioè in Italia, migliaia di galli e di celti
del Piemonte si unirono alle armate del condottiero punico, visto come
un liberatore dei popoli italici dal duro dominio di Roma. Ma si trattava
solo di un sogno… Dopo aver sconfitto più volte i Romani,
Annibale decise di non attaccare l’Urbe e fece ritorno in patria.
Sotto i Romani il Piemonte, a parte la parentesi dell’impresa di
Annibale, godette di lunghi secoli di pace e di prosperità.
Nel 406 d.C.
si ebbe la prima terribile invasione barbarica: le orde dei Burgundi calarono
sulla Savoia e sul Piemonte settentrionale, mettendo a ferro e fuoco tutto
ciò che incontrarono sul loro cammino. Poi, nel 410 d.C., Alarico
e i suoi Visigoti invasero l’Italia da Est. Scesero sino a Roma
e la saccheggiarono. Quindi, risalirono la penisola da Ovest, dilagarono
in Piemonte devastando l’intera regione e poi, attraversata la Gallia
meridionale, giunsero in Iberia, dove si stanziarono.
Ma quelle dei Burgundi e dei Visigoti, con tutto il loro tragico corteo
di orrori che le caratterizzò, furono soltanto le prime di una
lunga serie di devastazioni che si susseguirono drammaticamente nei decenni
successivi…
Dopo il secondo saccheggio di Roma, avvenuto ad opera di Genserico e dei
suoi Vandali nel 455, l’erulo Odoacre, generale barbaro delle truppe
di Roma, depose l’ultimo imperatore romano, l’inetto ed insulso
Romolo Augustolo. Era il 476 d.C.. Il Piemonte settentrionale era saldamente
in mano ai feroci Burgundi, mentre quello meridionale passò dapprima
sotto il controllo di Odoacre, poi, quando il re degli Ostrogoti, Teodorico,
invase l’Italia nel 493, giacque sotto il dominio di questi barbari
ariani sino al 553, anno in cui ebbe termine la lunghissima guerra tra
Goti e Bizantini voluta dall’imperatore Giustiniano. Così,
l’Italia e il Piemonte finirono sotto il dominio dei Greci d’Oriente.
Ma il dominio
bizantino in Italia non durò a lungo: nel 568 Alboino, re dei Longobardi,
invase la penisola, sconfiggendo le truppe di Bisanzio e conquistando
una città dopo l’altra. Anche il Piemonte conobbe ben presto
gli orrori dell’invasione longobarda: Torino e Susa furono espugnate
dopo lunghi assedi, villaggi e campagne furono devastati, numerose furono
le stragi ed altrettanto alto fu il numero dei nostri antichi antenati
che vennero ridotti in schiavitù. Sembrava che una misteriosa maledizione
si fosse abbattuta sull’Italia e sul nostro Piemonte…
Il giogo dei Longobardi, inizialmente, fu durissimo, truce, spietato,
poi, man mano che gl’invasori andavano civilizzandosi, scemò
di brutalità, anche se era chiaro che i Longobardi restavano i
padroni mentre i nativi non erano altro che umili schiavi. Ma fu proprio
durante il dominio longobardo che il nostro Piemonte iniziò ad
essere una terra contesa per la sua ambita posizione geografica.
Nella vicina
Gallia si era frattanto consolidato il Regno dei Franchi, da cui fu dato
al paese l’attuale nome di Francia. Il controllo dei valichi alpini
e il possesso del Piemonte (dopo quello della Savoia già sottratto
ai Burgundi) divennero essenziali per i Franchi, onde garantire la sicurezza
del loro regno anche ad Occidente. Intervenendo continuamente in difesa
della Chiesa di Roma nelle aspre contese tra questa e il Regno longobardo,
i Franchi trovarono il pretesto per agire militarmente contro i loro rivali.
Nel 774, alla testa di un numeroso esercito, il re franco Carlo Magno,
scendendo attraverso i valichi alpini, raggiunse la Chiuse di Susa, dove
sbaragliò la resistenza longobarda e dilagò nella Pianura
Padana, conquistando nell’estate dello stesso anno anche Pavia,
capitale del Regno longobardo, e catturando il re Desiderio.
Con il crollo del Regno longobardo, il Piemonte, come gran parte dell’Italia
settentrionale, finì dunque nelle mani dei Franchi, i quali non
furono certo dominatori più generosi e meno spietati dei Longobardi,
anche se il loro duro governo militare riuscì a garantire alla
regione una certa sicurezza dal pericolo di nuove invasioni.
Ma nel corso
dell’XI° secolo, ecco che il Piemonte divenne teatro di nuove
sanguinose scorribande da parte di altri feroci invasori, caratterizzate
però, questa volta, più da bramosie di devastazione e di
saccheggio che non da veri e propri progetti di conquista e di dominio.
Mi riferisco alle scorribande dei Saraceni e degli Ungari.
I primi, musulmani, risalirono il Po con barche e piccoli vascelli, mettendo
a ferro e fuoco città e villaggi, e pare che siano giunti a saccheggiare
anche paesi della nostra zona, come Villafranca, e che si siano spinti
sino all’imbocco della Val Chisone, razziando i territori degli
attuali comuni di Porte e San Germano. Altri saraceni compirono razzie
nel Piemonte meridionale, provenendo dalla Provenza e dalla Liguria.
Più nebulose
e leggendarie sono le scorrerie degli Ungari, una popolazione di origine
mongolia che, dopo essersi stanziata in Pannonia (l’attuale Ungheria)
compì saccheggi e razzie in tutta l’Italia del Nord, giungendo
sino ai piedi delle Alpi piemontesi e lasciandosi dietro una tragica scia
di stragi, di incendi e di devastazioni, persino nei territori degli odierni
comuni di None, Cumiana, e Paesana.
Una storia estremamente tormentata, dunque, quella del nostro antico Piemonte.
Una storia di invasioni straniere, di domìni di barbari guerrieri,
di atrocità e di distruzioni, di saccheggi e di crudeltà
che segnarono profondamente le dure e misere esistenze dei nostri avi.
Ma noi contemporanei abbiamo il compito di divulgare e di rendere note
ai più le tragiche vicende di quei secoli bui, affinché
ogni piemontese sappia, conosca, ricordi da quante stragi e da quanta
terribile violenza è stata contrassegnata la storia antica della
nostra regione, di questa nostra “terra ai piedi dei monti”
che, nel corso dei secoli, ha sempre suscitato tanta bramosia da parte
di re, invasori e conquistatori provenienti da ogni angolo d’Europa.
torna
in prima pagina
|