La pace tra Cozio e Augusto a Susa

di Danilo Tacchino

Immaginatevi di trovarvi mentre passeggiate nel parco archeologico della città di Susa vicino all’Arco di Augusto, d’innanzi a Julius Cozio, un possente uomo vestito di una lussuosa tunica senatoriale romana bianca bordata di rosso, che legge una pergamena dove vi sono i patti di alleanza accordati con Roma, attorniato da uno stuolo di Celti o Galli, gli antichi abitatori della valle Susa e della prima piana di Torino. Un braciere ardente al centro della spianata dell’Arco accoglie le profferte di augurio tramite incensi mentre giunge seguito da un’impressionante stuolo di soldati romani e pretoriani in scintillanti armature argentate, niente di meno che l’Imperatore Augusto, impossibile da non riconoscere nella classica iconografia del costume imperiale, completo di corona d’alloro.

Rappresentazione dell'evento a Susa

 

 

Tutto questo è successo veramente domenica 17 giugno, per la rievocazione storica della rappresentazione della pace tra Cozio ed Augusto, avvenuta nell’8 a.C. Unica realtà politica del tempo in cui i romani non conquistarono brutalmente, ma lasciarono un regno libero sebbene a loro satellite, per la gestione e il controllo dei passi alpini occidentali importanti per il passaggio di merci ed eserciti da e per le Gallie. Alla mattina verso mezzogiorno la rievocazione, preceduta dal corteo dei rievocatori, composti essenzialmente da due associazioni storiche. L’associazione Gallia cisalpina” che rievoca e rappresenta la cultura romana, nata inizialmente con lo scopo di ricostruire gli equipaggiamenti dei legionari romani del primo secolo, e l’associazione OKELUM ( nome preso da una ipotetica antica città ai piedi dell’ingresso della valle Susa identificata anche da Giulio Cesare nel” De Bello Gallico”), che rappresenta la cultura celto - ligure delle tribù della valle Susa e della pianura di Torino. Le cosiddette tribù al di qua dei monti: i Segusini, i Belaci, i Segovii ed i mitici Taurini, gli antichi abitatori della plaga taurinense. Nel pomeriggio , la festa ha continuato, come d’uso della Roma antica, con i giochi gladiatorii, nella splendida cornice dell’anfiteatro romano di Susa, meravigliosamente conservato e ristrutturato. Vari gli scontri, guidati dalla valente presentazione di un rievocatore della Cisalpina, negli abiti di tribuno o comunque alto ufficiale romano, però ornato da un cappello di paglia alla contadina, che in un primo momento avrebbe potuto sconcertare il visitatore, ma che aveva invece una sua valenza storica precisa, che dopo la spiegazione ha contribuito ancor di più a rendere più chiari gli usi ed i costumi della Società romana antica. Nell’ arena sono scesi i celti, i soldati romani, i gladiatori della scuola gladiatoria della Cisalpina, e pure le Dervonne, le donne taurine, che hanno contribuito con un ballo rituale celta. Il tutto seguito dall’occhio attento dell’imperatore che dal palco per lui adornato col suo seguito, a fine tenzone alzava il pollice, in questo evento sempre alto, nell’acclamazione del pubblico. Vi era addirittura un’immagine di rievocatore celta che molto ricordava l’iconografia offertaci dal fumetti con Asterix e Idefix, il cagnetto di Obelix. Ovviamente, era il piccolo cane del rievocatore che lo seguiva incessantemente! L’evento ha potuto avere luogo grazie all’apporto della Città di Susa con la presenza del suo sindaco, ed alla fortuna di una bellissima giornata estiva. Un evento che senz’altro ha dimostrato come può avere un futuro in una continuazione rievocativa importante per le radici della città e della sua storia. Speriamo che questo possa avvenire e che la buonissima riuscita dell’evento di quest’anno possa essere di stimolo per gli organizzatori a ripeterlo per il prossimo anno, con un’amplificazione di mezzi, associazioni storiche e pubblicizzazione sempre più ampia e prolungata.