Lo dice spesso quel
volpone di Giampiero Leo, consigliere della regione, che seppure bistrattata
e ritenuta la prima voce di taglio in caso di crisi, è comunque
l’elemento cardine di tutte le scelte sociali e della crescita
di una società. Sicuramente, la colpa sta nel manico, e quindi
gli stessi uomini che perseguono la cultura nazionale con abnegazione
e costanza sono i colpevoli primari del suo fallimento. Che ci sta a
fare un intellettuale se non è in grado di convincere e portare
a scelte consapevoli e costruttive un paese come il nostro? E’
vero che come detto Bobbio, un uomo di cultura deve avere più
dubbi che certezze per poter creare elementi positivi per un futuro
vivo e ricco di crescita, ma questi dubbi sono il sale del confronto,
dell’analisi, della ricerca, dell’ispirazione e della creazione,
come è vero pure, di nuovo citando Leo ( haimè!... ma
glielo devo), che quando si deve manifestare per problemi legati alla
Sanità ad esempio, in piazza si trovano 2000 persone, mentre
se la manifestazione riguarda i tagli alla cultura di persone se ne
trovano 20. Certo, gli stessi operatori culturali hanno anch’essi
parzialmente una colpa, giustificata dalla caratteristica stessa dell’elemento
culturale che è ispirativo, che ricerca il bello, che lascia
da parte le pletore ed i bisogni materiali. Ma purtroppo la realtà
nuda e cruda è sempre la stressa, senza soldi non si campa e
senza agganci non si va da nessuna parte, al di là della validità
artistica e della penetrazione sociale del messaggio culturale.
Ma al di sopra
di ogni considerazione preoccupata e colma di una delusione pietosa
per un futuro incerto, il popolo della cultura continua a spendersi
ed a creare, anzi più soffre economicamente e più crea,
e nascono nuovi eventi nuove idee, forse troppe… Ricordatevi che
il troppo stroppia e si annulla, ma dire dove inizia il troppo.. diventa
impresa improba.
Ultimamente, ha fatto bella mostra di sé, la collettiva di via
Vanchiglia 6 alla Gallery Art, sulla commemorazione dei centocinquant’anni
della Mole, organizzata dalla Zerbino e seguita artisticamente dal mitico
prof. Massara, che ha dimostrato come la conoscenza va a pari passo
con un ‘informazione culturale a tutto campo, anche attraverso
l’eterogenea raffigurazione di un unico soggetto attraverso tecniche
diverse e altrettanti diversificati contenuti di un’unica tematica.
Questo vuol dire continuare culturalmente e crescere.
Anche noi di
Arte città Amica ce la mettiamo tutta, e quest’anno, sino
a questi primi sei mesi, non è stato certo avaro di successi
e adesioni, sia come quantità e qualità di mostre sino
ad ora effettuate, sia alla novizia attività di ottovolante rivolta
verso la poesia e la letteratura in genere che ci porta ad oltre settanta
continui sostenitori di questo evento atto alla procreazione poetica
nell’egida dell’ispirazione vibrante del verbo. E poi ci
sono sempre i nostri fiori all’occhiello, sorgenti fondamentali
di ogni futura creazione artistica e letteraria: i nostri Premi. Quello
artistico poi, appena concluso, ha ottenuto un’adesione straordinaria
ed una quantità di consensi mai raggiunti, nei suoi quattro bienni
di vita. Quello letterario, sinora, che si sono chiusi i giochi dell’acquisizione
delle opere, si avvia all’arduo compito dell’analisi dei
testi da parte della giuria, nella classica vicissitudine di nuovi autori
e pure vecchie conoscenze, ed è ineluttabile che ciò avvenga.
E’ comunque importante dire, che nulla si è perso nella
continuazione assidua degli eventi e dei messaggi tesi a far crescere
l’espressione culturale,e la consapevolezza della conoscenza artistica
e letteraria della nostra città.