Il titolo “ossimorico”
che ho dato a questo editoriale non è per caso. Anzi, è
un titolo che testimonia una sensazione che è venuta fuori negli
ultimi tempi, con i tagli radicali alla cultura per la crisi economica
in atto.
Ma secondo me il problema più che economico
è di stampo psicologico e sociale. Mi capita spesso di rendermi
conto come le attività culturali, in ogni campo, abbiano avuto,
almeno per quanto riguarda il territorio torinese, un forte incremento
quantitativo e qualitativo, a scapito però della fruizione. Tanti
eventi, tante possibilità di scelta, ma diminuzione drastica
degli spettatori, con un’altra fenomenologia, la dispersione dell’informazione
pubblicitaria.
Quando avevo vent’anni
di meno, ricordo che uno spettacolo culturale, era veramente un evento,
che prendeva molte persone di un territorio. Spesso e volentieri si
concentrava ai fine settimana e comunque coinvolgeva l’intero
borgo, o paese, o via. Ora, un’aria cosmopolita attraversa la
nostra Italia in un modo tale che tutto è più variegato
ma meno fruito e riconosciuto. Sembra una contraddizione in questi tempi
già contraddittori per se stessi. Se ne ricava, a mio dire, una
maggiore solitudine psicologica interna. Una atrofizzazione del desiderio
e quindi giocoforza dei sentimenti, seppure rigorosamente e continuamente
alimentati in modo tale che oramai è d’obbligo scegliere
e quindi avere un’idea, una conoscenza, quindi una presa decisoria
verso un tipo di evento rispetto ad un altro, perdendo la scusa dell’ignoranza,
della non conoscenza o dell’obbligo monoculturale. Oramai è
frase fatta il dire che quando una società cade in crisi, il
bisogno culturale si espande, ma adesso, nella complessità di
questa nostra realtà globale, questo detto non basta più.
Credo che l’unica
possibilità di uscita, sia nel ricambio visuale del concetto
di cultura. Non più una cultura che si paga ma che appaga, non
più una cultura elitaria ma di tutti, non più una cultura
per i responsabili, ma anche per chi non ne tiene conto. Credo che la
cultura, possa essere veramente uno strumento di salvificazione umana
se riuscirà ad essere come l’aria, della quale non se ne
può fare a meno. Chiudo con un mio pensiero, scritto velocemente
per facebook, ma che condivido appieno perché lo sento vivamente
in ogni poro della mia pelle: “Sto soffrendo la vita, vivendola
con allegria, volendo e sperando che l'arte la inondi di meraviglia
con tutti gli strumenti in suo possesso, dalla poesia, alla letteratura,
alla pittura, sino alla musica....per salvare il mio mondo dalle brutture
dell'ipocrisia economica...... “