Nel silenzio assordante della cultura.

 

editoriale a cura di Danilo Tacchino  

Il titolo “ossimorico” che ho dato a questo editoriale non è per caso. Anzi, è un titolo che testimonia una sensazione che è venuta fuori negli ultimi tempi, con i tagli radicali alla cultura per la crisi economica in atto.
Ma secondo me il problema più che economico è di stampo psicologico e sociale. Mi capita spesso di rendermi conto come le attività culturali, in ogni campo, abbiano avuto, almeno per quanto riguarda il territorio torinese, un forte incremento quantitativo e qualitativo, a scapito però della fruizione. Tanti eventi, tante possibilità di scelta, ma diminuzione drastica degli spettatori, con un’altra fenomenologia, la dispersione dell’informazione pubblicitaria.

Quando avevo vent’anni di meno, ricordo che uno spettacolo culturale, era veramente un evento, che prendeva molte persone di un territorio. Spesso e volentieri si concentrava ai fine settimana e comunque coinvolgeva l’intero borgo, o paese, o via. Ora, un’aria cosmopolita attraversa la nostra Italia in un modo tale che tutto è più variegato ma meno fruito e riconosciuto. Sembra una contraddizione in questi tempi già contraddittori per se stessi. Se ne ricava, a mio dire, una maggiore solitudine psicologica interna. Una atrofizzazione del desiderio e quindi giocoforza dei sentimenti, seppure rigorosamente e continuamente alimentati in modo tale che oramai è d’obbligo scegliere e quindi avere un’idea, una conoscenza, quindi una presa decisoria verso un tipo di evento rispetto ad un altro, perdendo la scusa dell’ignoranza, della non conoscenza o dell’obbligo monoculturale. Oramai è frase fatta il dire che quando una società cade in crisi, il bisogno culturale si espande, ma adesso, nella complessità di questa nostra realtà globale, questo detto non basta più.

Credo che l’unica possibilità di uscita, sia nel ricambio visuale del concetto di cultura. Non più una cultura che si paga ma che appaga, non più una cultura elitaria ma di tutti, non più una cultura per i responsabili, ma anche per chi non ne tiene conto. Credo che la cultura, possa essere veramente uno strumento di salvificazione umana se riuscirà ad essere come l’aria, della quale non se ne può fare a meno. Chiudo con un mio pensiero, scritto velocemente per facebook, ma che condivido appieno perché lo sento vivamente in ogni poro della mia pelle: “Sto soffrendo la vita, vivendola con allegria, volendo e sperando che l'arte la inondi di meraviglia con tutti gli strumenti in suo possesso, dalla poesia, alla letteratura, alla pittura, sino alla musica....per salvare il mio mondo dalle brutture dell'ipocrisia economica...... “