Un sassolino su un
tema che mi è caro. Vorrei sapere cosa ne pensate... Meno di
dieci persone scelgono oggi in Italia le opere che rimarranno in futuro.
Un tempo queste persone erano molte di più... In Italia pochi
grandi editori detengono la fetta principale del mercato (parlo di editoria
cartacea, non tengo conto del virtuale). Poche (pochissime) persone,
per conto di questi editori, decidono cosa verrà pubblicato e
quindi cosa verrà letto dalla stragrande maggioranza dei lettori.
Forse esagero (ma non credo) se, a spanne, immagino che il 70% del mercato
editoriale (in termini di copie vendute) venga deciso da un numero di
persone che si contano sulle dita di due mani. In altre parole, meno
di dieci persone decidono cosa resterà tra mezzo secolo della
letteratura italiana. Si tratta di una conseguenza del fatto che i lettori
sono milioni. Per portare un libro all'attenzione della maggioranza
dei lettori occorre una major dell'editoria con le sue capacità
di marketing e comunicazione. Quello che non arriva all'attenzione della
maggioranza dei lettori cade nell'oblio. Nel lontano passato, i lettori
erano molto molto meno. Era molto più facile farsi notare. Il
processo di selezione dei libri guidato dal marketing, bensì
dal lettore. Siamo cioè passati da un processo di selezione della
letteratura nazionale in mano a qualche migliaio di lettori ad un processo
in mano a meno di dieci selezionatori. Tutto questo senza tener conto
dell'editoria virtuale e di internet. Cosa ne pensate? Sta cambiando
qualcosa?