Presentata
con il titolo - slogan: “Paratissima C’EST MOI”, si
è appena svolta l’ 8a edizione di quella che si è
rivelata la più importante Kermesse artistica di questo nutrito
autunno torinese.
A contribuire a tanta riuscita, senza dubbio, è stato l’utilizzo
degli spazi dell’ex M. O. I. (Mercato Ortofrutticolo Ingrosso),
di P.za Galimberti.
Di questa rassegna, che ha dato spazio a molti artisti, seppur bravi
ma meno conosciuti, è stato già scritto molto.
Pensiamo quindi di esimerci a scrivere a nostra volta, non aggiungeremmo
molto a quanto già detto.
Ci piace però riportare l’articolo di D’Angelo Moreno
che con molta sagacia e un pizzico di ironia, fa parlare proprio la
struttura del MOI.
* * *
MOI: "Paratissima ha trasformato
in opera d'arte anche me"
«Quello che siete riusciti a fare qui dentro ha stupito anche
le mie vecchie arcate. Avete trasformato in opera d'arte anche me».
È originale la comunicazione finale di Paratissima 2012 che fa
parlare gli archi ed i muri degli ex mercati generali di Torino.
Si fa ironia sulla "puzza sotto il naso" con cui molti avevano
accolto l'idea di far svolgere la manifestazione nel periferico Lingotto,
nei magazzini dei vecchi mercati generali di Torino. Le arcate del Moi
(Ex mercati generali ortofrutticoli all'ingrosso) dicono: «Non
ci piace essere presi in considerazione solo come contenitori di comodo
o come merce di scambio per fare cassa. Guardatemi, così grandioso
e così accogliente. Possibile, mi dicevo, che non ci siano idee
e forze per riempire le mie arcate?». E aggiungono: «Grazie,
perché non mi sono sentito "usato" ma al contrario
pienamente partecipe del vostro progetto, parte integrante del vostro
sogno. Che è diventato il mio. Paratissima c'est Moi!».
Ringraziano il mare di visitatori: 95.825 presenze addirittura, e quasi
500 artisti e creativi. «Così, in questi 5 giorni, avete
trasformato in opera d'arte anche me – dicono - Grazie per gli
oltre 50 progetti artistici che avete allestito tra le mie mura, per
le 180 e più performance musicali. Chi poteva davvero immaginare
di riempire tutti questi spazi?».
I protagonisti di questo successo sono stati menzionati come "organizzatori
di arte stradale", più o meno improvvisati. «Allora
viva l'arte di strada, se questi sono i risultati, se avvicinate le
persone alla bellezza senza farle pagare neppure il biglietto di ingresso,
in un'atmosfera di festa e di allegria» conclude il documento
degli organizzatori, ribadendo quanto la città abbia bisogno
di simili scosse colorate.
Le arcate del Moi sono anche grate per essere state protette da balordi
che spaccano e imbrattano vetri e mura. «Mi sono sentito coccolato»
dice l'edificio, nel comunicato diffuso a chiusura della manifestazione.
Effettivamente l'onda di energia colorata che ha caratterizzato questa
edizione di Paratissima ha sorpreso tutti. Un'esplosione di arte di
base coinvolgente e di livelli qualitativi medi molto alti considerando
che la manifestazione è aperta, libera. Una bella risposta ai
"megaeventoni" spesso aridi e pieni si snobismo radical chic.
Tra le tante installazioni e performance è passata quasi in sordina
la parte dedicata al porno. Spazio che, come esplicava una didascalia
di supporto, ha documentato come l'arte abbia il potere di decontestualizzare
anche le espressioni pornografiche. L'expo porno aveva una presenza
di immagini giapponesi con donne legate in pose molto esplicite, donne
represse, ammutolite dalla paura maschile e c'era anche l'immancabile
revival di Cicciolina. La gente passeggiava e sorrideva, molto più
coinvolta da altre tematiche. Infatti a Paratissima, nella varietà
assoluta delle proposte, si coglie un certo calo dello stile provocatorio
pop art style, ed era molto forte invece la presenza di tematiche naturalistiche:
foglie, erba, paglia e difesa degli animali. Impressionante un'installazione
in cui una fila di bambini e donne incinta i cui canti erano affiancati
da colpi di fucile.
Moreno D'Angelo