Quando si ha la fortuna,
come è capitato a me, di avere a disposizione 27 tavole di Giovanni
Ticci, artista di altissimo livello, sul mondo di Tex Willer in vista
di una pubblicazione di prestigio sul ranger più famoso del mondo,
non si può non tentare, spinto dalla carica emotiva delle illustrazioni,
di scrivere delle poesie sul mito numero uno dei fumetti.
Scommessa colta al volo e speriamo vincente. Certo per me è stata
una esperienza gratificante, una vera libidine estetica, inventare immagini
su icone da capogiro.
E’ salpata la nave della fantasia ed è stato un navigare
nella bellezza assoluta. Tutto mi ha emozionato. E molto. Tronchi d’albero
rinsecchiti dal sole e dal tempo inesorabile e trasudanti storie incredibili,
città morte (“le ghost towns”) destinate a una deriva
di amara solitudine, villaggi addormentati pronti a risvegliarsi con
improvvise scazzottature, l’armonia del deserto, il meritato riposo
dell’eroe in riva al mare misterioso, laghi placidi interrogati
dalla luna piena, i tramonti in bianconero che la matita di Ticci sa
trasformare in una gamma struggente di tonalità cromatiche fra
l’arancio, il carminio e il cobalto. Ci sono poi le tavole a colori,
e anche qui il messaggio non arriva diretto, deve in un certo senso
essere decodificato dalla fantasia e dalla sensibilità del fruitore.
E’ al limite un Tiziano riposante dopo tanta muscolarità
michelangiolesca.
Ed ecco entrare sulla scena la mia fantasia poetica: “ La luna
accende orme
di un cammino sicuro.
L’aria frizzante tiene sveglio un sogno infinito, come è
infinita l’arsura della sabbia”, “Secco, un tronco/
che si contorce in un disperato/ tentativo di verdeggiare./ Rugoso di
decenni, antenna di saggezza”, “Qui, nel porticciolo californiano,/
frontiera di lotte,/ domina sovrana la tregua. La tregua giusta, per
mettere ordine/ alle fatiche della vita”, “Le foglie, passeggeri
ospiti delle stagioni,/ ringraziano con un caleidoscopio/ struggente
di colori./ Siamo state qui, creature fragili/ di un creatore sapiente./
Scenderemo a terra silenti/ per non dare fastidio all’inverno
che viene,/ con tutti i suoi problemi”.