L’oratorio della compagnia di San Paolo alla Reggia della Venaria




di Roberto Curione
 
Un po' di storia
Un altro gioiello s'aggiunge a quelli, già copiosi, custoditi nella Reggia di Venaria: si tratta delle 10 tele del ciclo secentesco ideato da Emanuele Thesauro, il più grande intellettuale (si direbbe oggi) della corte sabauda nel XVII secolo. L'Oratorio della Compagnia - sito nell'isolato della chiesa dei SS. Martiri, nell' attuale via Garibaldi - da tempo non esiste più. E la stessa chiesa proprio di recente è stata chiusa al pubblico per mancanza di vocazioni nell' ordine - i Gesuiti - cui è affidata la custodia. Il pezzo più importante era una pala dell'artista faentino Alessandro Ardente, in stile tardo-manierista. Siamo nel 1578 ma, nel primo centenario della Compagnia, appunto nel 1663, si volle con parole ed immagini narrare la storia del santo, dalla conversione al martirio. Ogni opera pittorica è commentata, infatti, da un'iscrizione a cura dello stesso Thesauro. Un racconto coinvolgente e teatrale che celebra anche l' attività della Compagnia.
Oratorio di San Paolo
L'oratorio di San Paolo
L'Oratorio fu trasferito nella nuova sede di via Monte di Pietà nel 1703 e le 10 tele furono ivi traslate fino al 1876. Da allora non furono più visibili. La Compagnia nel 1853 fu sdoppiata: da una parte il nucleo originario di tipo religioso, tuttora in vita e diventata però all' inizio degli anni '90 del secolo scorso una Fondazione bancaria, dall'altro l'Opera pia di San Paolo, divenuta, poi sotto il fascismo, Istituto Bancario san Paolo, banca di diritto pubblico a seguito della crisi del 1929, grazie all'intuito dei finanzieri Mattioli e Beneduce.

Il ciclo pittorico
Per realizzare il grandioso progetto furono chiamati gli artisti più famosi operanti nell'area subalpina. I più noti sono il lorenese Charles Dauphin, i piemontesi Giovanni Bartolomeo Caravoglia (confratello sanpaolino ed autore di 7 tele, di cui 2 ora disperse) e Giovanni Francesco Sacchetti. Apporti esterni del genovese Pietro Paolo Raggi e del trentino Andrea Pozzo, autore di una tela nel frattempo dispersa.
Il ciclo offre una visione penetrante sui protagonisti del Barocco piemontese della seconda metà del secolo XVII. Uno stile che caratterizzò con il Guarini, i Castellamonte, lo Juvarra negli anni successivi la città sabauda, facendone in materia la capitale assoluta nel Nord Italia. Com'è noto il Ducato di Savoia passò direttamente dal Medioevo al Barocco, saltando il periodo Rinascimentale, a causa delle continue guerre, cui i Savoia non mancarono mai di partecipare, volenti o nolenti, anche per la posizione strategica del loro Stato.
L'allestimento proposto in mostra s'ispira ai progetti iconografici del Thesauro, offrendo una lettura fondata sulla sequenza cronologica delle storie di San Paolo.


Progetti attuali e futuri
Altre opere della Compagnia sono presenti alla Reggia, in particolare gli arazzi del ciclo di Diana, cui in pratica è dedicata la Reggia, enorme, benché nata come palazzina di caccia. Un monumento che l'insipienza e l'ignoranza di certa nobiltà e borghesia locale. a dispetto della fortuna economica, ha distrutto nei secoli, destinando gli splendidi locali e le stupende collezioni, nel migliore dei casi, a caserma e magazzino militare. Di ciò vi è ancora traccia evidente nelle scritte su alcune architravi nei cortili interni.
La Reggia dopo un breve periodo di chiusura ha riaperto i battenti il primo marzo e presenta moltissimi appuntamenti. Dal 9 marzo una mostra dedicata a
LORENZO LOTTO, dal 23 marzo va in scena una rassegna che propone i capolavori di ROBERTO CAPUCCI. Per passare, a maggio, al calabrese MATTIA PRETI, fra Caravaggio e Giordano. Dal 28 settembre PAOLO VERONESE ed i BASSANO, artisti veneti alla Corte sabauda.
Sempre stupendi i giardini, specie in periodo di fioritura, le collezioni stabili, cui s'è aggiunta lo scorso anno la "barca sublime", un bucintoro in salsa sabauda e mille altre attrattive, per cui è consigliato visitare il sito www.lavenaria.it. Ricordiamo che fra giugno ed agosto la chiusura è posticipata fino alle 24.

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