Katia Anastassiou in mostra presso il nostro Centro

La cultura piemontese è in mutande

editoriale di Danilo Tacchino

Per caso, bighellonando su Facebook, ho scoperto una pagina che è emblematica nella definizione stessa del titolo. Questa pagina è stata creata per sostenere il mondo della Cultura in Piemonte e per offrire uno strumento di comunicazione a disposizione delle realtà culturali per essere aggiornati sui provvedimenti amministrativi e non, sui nuovi modelli di sviluppo culturale da proporre, per intervenire con proprie idee, proposte, commenti, denunce.
Si trova veramente di tutto leggendo quei post, ed approfondendone le tematiche, entrando in quel mondo della cultura torinese che in realtà non conosciamo molto bene, perché parliamo sempre di cultura d’immagine più che cultura di fatto. Cultura dell’immagine che viene data al nostro territorio dalle grandi istituzioni e dalle grandi opere piuttosto che da quella miriade pulsante di associazioni, non dico anonime, ma sicuramente poco visibili nel panorama culturale piemontese, come la nostra ad esempio. Il perché è semplice, gli interessi sono insufficienti a definirne l’importanza attraverso una visione ufficiale del territorio, legato al concetto di pubblico servizio, piuttosto che di privati appassionati d’arte e di cultura che contribuiscono approfonditamente all’arricchimento di questa nel panorama culturale piemontese.

Tornando alla pagina nominata, vi sono interessanti temi che fanno riflettere, come ad esempio, una delle più moderne e attrezzate sale teatrali della città, gestita dal 2004 da Stalker Teatro e diventata un punto di riferimento per la scena di innovazione torinese, che rischia seriamente di non poter proseguire la sua attività a causa dei ritardi nella liquidazione dei fondi pubblici assegnati e degli ultimi drastici tagli decisi dalla Regione Piemonte. Tornando alla pagina nominata, vi sono interessanti temi che fanno riflettere, come ad esempio, una delle più moderne e attrezzate sale teatrali della città, gestita dal 2004 da Stalker Teatro e diventata un punto di riferimento per la scena di innovazione

Una Manifestazione simbolica è stata intrapresa un venerdì d’aprile, dove gli operatori di Stalker sono saliti sul tetto recitando poesie e testi teatrali. Oppure, la risposta dell’unione culturale “Franco Antonicelli sul tema della salvaguardia culturale solo delle eccellenze, in risposta all’editoriale di Gabriele Ferraris del 23 marzo, pubblicata su Torino sette la cui risposta qui riporto in parte: Non tutti possono salvarsi, ci spiega, recuperando il tanto bistrattato darwinismo, ma nella sua versione ideologica più inquietante: l’affermazione del più adatto, che si fa immediatamente giudizio morale e moralistico, per il macellaio, naturalmente. Del resto, “i soldi non ci sono più, e oggi è inutile recriminare”. Mentre leggo, mi chiedo cosa sia diventata la politica. Dovrebbe essere proprio questo: recriminazione, cioè la capacità e il coraggio di ammettere gli errori, di correggere il cammino, tornando sui propri passi fino a quando ciò sia possibile, per correggere gli esiti di scelte errate; la politica dovrebbe saper dire: “imbocchiamo un’altra strada”. Oggi invece sembra che nessuno si sbagli, che non ci siano responsabili; anche sui giornali, a guardar bene. Chi si dovrebbe salvare, oggi? L’autore dell’editoriale è netto: Teatro Regio, il Museo del Cinema, il Circolo dei Lettori, la Film Commission, lo Stabile. Il catalogo è questo. Cioè chi è grande e forte: dove sta il coraggio, per favore? Sono trent’anni che si salvano i salvati, che si distribuisce il reddito dal basso in alto, che si fa “macelleria sociale”, e Ferraris continua a proporre che si diano ulteriori denari pubblici a costoro? Molte altre interessanti informazioni vengono offerte, come questa sempre a firma di Ferraris: “Durante il Salone del Libro, il presidente Cota ha annunciato che «la Regione distribuirà ai ragazzi che compiono 16 anni un buono da 30 euro per acquistare libri».

Ci permettiamo di suggerire sommessamente al presidente Cota di andare oltre, gettando uno sguardo sulla crisi profonda che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema bibliotecario piemontese, la vera «soluzione durevole» per l’educazione alla lettura. Le biblioteche, con fondi ormai minimi, sono prossime al collasso: non riescono più ad acquistare nuovi libri, devono ridurre gli orari di apertura e cancellare le attività, in larga parte rivolte proprio a giovani e giovanissimi.”


Io stesso mi sono permesso di fare una considerazione: “Non si dimentichi la vera realtà culturale di Torino che non sono le grandi istituzioni legate ai potentati, ma la miriade di Associazioni Culturali di privati e persone comuni che si fanno il c… nel creare eventi per abbellire veramente la città perché ci credono, perché è la loro città, e non vogliono vendere aria fritta e neppure pacchetti di forma che non producono la vera anima del territorio. E di esempi da fare ce ne sarebbero a iosa, ma non è corretto né utile fare nomi. Quel che conta è la svolta di metodo, una svolta epocale. Chi ha fatto da anni eventi di cultura per se stesso in prima persona servendo gli altri, lo continui a fare, con uno spirito Francescano di servizio e di rinuncia. Questo prima o poi smonterà l’impero dei potentati interessati.”

Chiunque iscrivendosi può informarsi, per poi dire la sua. Ma la cosa non finisce soltanto nell‘informare e rispondere. Notizie come questa rendono dinamico il fenomeno di reazione al pessimismo ed alla crisi: “Giovedì 7 Luglio alle ore 14:00 tutti coloro i quali tengono alle sorti della Cultura in Piemonte si ritroveranno alla Venaria Reale, di fronte alla Chiesa di S. Uberto, per manifestare in occasione dell'arrivo del Ministro Galan a Torino! PARTECIPIAMO NUMEROSI (e portiamo con noi mutande, cappelli e mollette in segno di protesta!)

A parte le mutande ed i cappelli, è chiaro come sia importante essere informati in tempo reale e poter cavalcare il fenomeno senza lasciarsi menare per il naso come purtroppo è sempre accaduto ed ancora oggi succede.

Queste pagine, sono strumenti che possono aiutarci, come operatori culturali e appassionati d’arte e di cultura, a saperne di più e riuscire in qualche modo a reagire meglio.

 

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