Il cavalier Mattia Preti

Da Caravaggio a Luca Giordano


di Roberto Curione

Una nuova interessante mostra alla Reggia di Venaria. In singolare coincidenza con il Salone del Libro di Torino che inaugura la serie delle Regioni italiane ospiti con la Calabria, proprio dalla Sila piccola parte l'avventura umana di Mattia Preti, nato a Taverna, ora provincia di Catanzaro, nel 1613, da famiglia benestante. Una lunga vita che si sarebbe conclusa a La Valletta, capitale dell'arcipelago maltese, allora saldamente nelle mani del Sovrano Ordine Gerosolimitano. Dell'Ordine, di cui divenne Cavaliere, Mattia Preti fu pittore ufficiale. Preti fu fatto Cavaliere prima dello sbarco a Malta: un grande onore considerato che si trattava d'un artista (la cui fama in genere non era apprezzata) di buona famiglia ma non nobile. La plurisecolare presenza dell'Ordine esercita un influenza tuttora vivissima nell'isola ove, non a caso, divorzio ed aborto sono di fatto tabù. Un ricordo che supera di gran lunga quello della dominazione inglese che pure contribuisce, con il turismo linguistico, a gran parte del prodotto interno lordo locale.

La mostra alla Reggia, a quattrocento anni dalla nascita del pittore, gode della curatela di Vittorio Sgarbi e Keith Sciberras, dell'Università di La Valletta.

Il critico ferrarese, com'è noto, apprezza in modo particolare il Seicento ed inevitabilmente il Caravaggio, di cui il Preti seguì anche sul piano biografico le orme, muovendosi in lungo ed in largo per l' Italia (ma anche in Europa) spingendosi poi sino a Malta, ove morì. Ed anche Michelangelo Merisi nell'isola principale dell'Arcipelago soggiornò (sempre in fuga da qualche guaio e lasciò un'opera (S. Giovanni Battista decollato) che attrae sempre molti visitatori. Il Preti fu uno dei pochi artisti dell'Italia meridionale che assurse a notorietà "nazionale" nella Penisola. Ma la sua fortuna artistica si estrinsecò proprio a Malta, in cui operò per circa quarant'anni. Esattamente dal 1661 alla morte.

Alcune opere provengono dai più importanti Musei del mondo e da collezioni private. La rassegna vuole celebrare un artista forse sottovalutato non tanto ai suoi tempi quanto in quelli successivi. Il percorso non è semplicemente cronologico, ma vuole mettere in risalto l'aspetto fortemente religioso e di fede dei suoi lavori. Caratterizzati da grande teatralità e spettacolarità, sia nelle tele sia negli affreschi, come quelli di Sant'Andrea della Valle, in Roma ed in alcune Chiese di Napoli, ove conobbe e fu intimo di Luca Giordano.

L' artista iniziò a dipingere a bottega del fratello Gregorio già affermatosi a Roma e subì l' influenza di un altro pittore molto amato da Sgarbi, il Guercino. Alla Reggia non manca un confronto artistico con il Caravaggio (con la tela "Il riposo durante la fuga in Egitto") e l'amico Luca Giordano in modo tale da evidenziare le fonti, le influenze e gli esiti della ricerca pittorica del Preti.

Un pittore molto apprezzato da Mattia Preti fu Albrecht Dürer come risulta da bozzetti e disegni conservati nel Museo che la sua città natale gli ha dedicato, ricordando un soggiorno nelle Fiandre.

Il Preti fu influenzato anche dal Veronese, conosciuto a Venezia.

Il Preti fu uomo dal carattere forte ma allo stesso tempo generoso, tanto da affermare che "la pittura era la sua vita e dipingeva per i poveri, poiché a lui null'altro serviva". Va detto che il '600 fu il secolo in cui la violenza della Controriforma esplicò tutti i suoi aspetti più devastanti nella Penisola. I cui effetti sono tuttora presenti in molti italici comportamenti, dalla vasta ipocrisia alla violenza ideologica verso chi dissente, non solo dal potere, ma da chi crede d'interpretarlo. Un periodo di grande cupezza che si ritrova in pieno nelle tematiche del Preti. Che, peraltro, fu anche un innovatore, dipingendo, ad esempio, ad olio sulla pietra maltese.

Sino al 15 settembre alla Sala delle arti al piano primo della Reggia.

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