Il bacio di Klimt: straordinaria dimensione profetica

 


di Mario Parodi

Nel mio recente viaggio a Vienna, il capolavoro artistico che maggiormente desideravo gustare era “Il bacio” di Gustav Klimt. E quando lo vidi nello splendido edificio del “Belvedere” ne rimasi affascinato. Un’ attrazione particolare, difficile procedere nella visita della pinacoteca.

E piú scandagliavo l’opera per carpire la potenzialitá dei messaggi, soprattutto la straordinaria dimensione profetica, piú ne ero come ipnotizzato. La tela é del 1907/1908. Siamo in pieno stile Liberty. L’Europa vive il suo canto del cigno, luminoso, esteticamente raffinatissimo. Il Simbolismo aveva raggiunto il suo apice, Picasso stava percorrendo nuove strade. Ma soprattutto il nostro vecchio continente nei precedenti dodici anni aveva dato il meglio di inventiva anche tecnologica, il cinematografo dei fratelli Lumiere, il ripristino delle Olimpiadi, la diffusione della bicicletta e dell’automobile. Fra un anno Bleriot sorvolerá la Manica.


Klimt: "il bacio"

E poi il potere economico e politico. Colonialismo planetario. L’Europa era davvero la padrona del mondo.

Se mai c’é stata una etá dell’oro, accanto all’Atene di Pericle e alla Firenze rinascimentale, si puó dire lo sono stati i lustri a cavaliere del 1900 per il nostro continente, alimentati dalla Belle Epoque parigina. Il bacio di Klimt. 1908. La Vienna a due passi dallo sparo di Sarajevo.

C’é bisogno di un messaggio che eternizzi un periodo fortunato. Il bacio, espressione magica e interlocutoria dell’amore. E’ chiaro che la dominante é l’oro: piú bruno nel fondo, piú brillante al centro, fuso con preziosi fiori in basso. Le due forme umane si rivelano soprattutto nelle teste e nelle mani disegnate con estrema sensibilitá: diafane nella donna, piú scure nell’uomo, nel collo e nello scorcio del volto. La veste aderente della donna, il pesante manto dell’uomo, ornati con forme diverse, floreali nell’una, geometriche nell’altro, sono raccolti in una sorta di alone-nicchia. Tutto é prezioso, pesante involucro delle due creature, come se si difendessero dalle cattive sorti della diacronia della storia. I fiori della veste sembrano presagire il naufragio dei tesori europei nella tragedia del Titanic, autentica epifania del crollo del nostro continente. Baciamoci, qui a Vienna, in una fissitá gelida e quasi necrotica pur nel brillare dell’oro. Come dire un valzer statico. Si spengono le luci. Uno dei piú affascinanti imperi della storia sta per frantumarsi.

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