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Il
mare copre tutto: morti, sofferenze, sciagure, tutto quanto dimenticato
nei meandri del tempo e del liquido amniotico. Il recente naufragio della
nave-passeggeri Concordia riporta alla memoria l’urto fatale del
transatlantico Titanic con un iceberg avvenuto nel 1912 (notizie recenti
annotano il progetto di ricostruirne un copia fedele per metterla in servizio
nei prossimi anni, un tuffo nel passato, aggiornato con le moderne tecnologie
di sicurezza e comfort).
Rimane insoluto il problema dei moderni avventurieri che tuttora assaltano
e depredano i natanti (dal latino ‘piratam’, dal greco ‘peirates’,
derivazione di ‘peiran’, assalire). La pirateria risale all’epoca
dei fenici coinvolgendo, secondo le zone e gli interessi contingenti,
gli Illirici, i Liguri e gli Etruschi.
Roma li contrastò con energia fino all’epoca di Augusto ma
fu solo nel 67 a.C. che Pompeo riuscì a rendere sicura la navigazione
entro i confini dell’Impero. Talvolta è difficile distinguere
azioni di conquista da semplici scorrerie; gli arabi predarono gli stati
vicini dal secolo VIII, antesignani dei barbareschi che costituirono una
seria minaccia per l’intero commercio di terra e di mare dell’area
mediterranea.
Nella profonda crisi statale del Medioevo,
furono i Normanni, ‘uomini del nord’ o Vichinghi, a fare riprendere
vigore ad una attività illegale e sanguinaria nell’Oceano
Atlantico (intorno al 1000 nei paesi scandinavi la marina vichinga costruì
grandi imbarcazioni, robuste e leggere, veloci e adatte ad affrontare
i tempestosi mari nordici; nel XIII sec. le repubbliche marinare italiane
svilupparono la tecnica degli scafi in legno con 3/4 ponti, 3/4 alberi,
dalle galee ai galeoni del XVI secolo. Al contrario dei pirati barbareschi
(‘li turchi’ nella terminologia popolare, in realtà
algerini o tunisini dediti alla razzia veloce) – antica tribù
semitica di predoni nomadi del Sinai meridionale, ripetutamente repressa
dalle autorità romane e bizantine – nel Medioevo fu indicata
col nome generico di ‘Saraceni’, pirati e combattenti musulmani
nelle Crociate: ebbero loro comunità stanziali, di cui una nel
villaggio provenzale di Frassineto, dalla cui fortezza partivano alla
fine del primo millennio per compiere sanguinose incursioni: “Ni
re gente de notte dorman noè, che ghe fan Turchi e Mori scorrarie,
e se personne son troppo adornie lighè se trôvan prima che
dessè”. Questi ladroni del mare, il cui unico scopo era quello
di depredare, hanno epigoni moderni: le navi corsare tedesche della seconda
guerra mondiale, il triste episodio del sequestro dei passeggeri a bordo
della motonave “Achille Lauro”, i pirati che operano nel terzo
millennio armati di kalašnikov soprattutto
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