Il teatro di burattini approda in carcere come arte terapia

L'esperienza di Torino raccolta in un libro della Dott.ssa Ciufalo

 

di Roberto Curione

L' arte non è una medicina né una chiave per aprire le porte delle prigioni, ma è un grande e sorprendente aiuto per chi vive in una situazione "obbligata". Tutti naturalmente viviamo entro schemi ben definiti, compresi coloro che pensano d'esserne fuori, mentre si creano semplicemente un mondo a parte, altrettanto irrigidito. 
L'arte entra così nel luogo più chiuso del mondo, il carcere. A Torino nella struttura dedicati agli agenti Lorusso e Cotugno, vittime del terrorismo, da qualche tempo si sperimenta un laboratorio per la  creazione di burattini.
Sembra una cosa da poco, eppure i risultati sono stati sorprendenti. Persone che immaginiamo ben lontane da certe "manipolazioni", anche con pene pesanti da scontare (sempre comunque nell'ambito di reati non di sangue) grazie al progetto proposto dagli psicologi Josephine Ciufalo e Simone Zaccone, hanno messo insieme una piccola compagnia teatrale, in cui svolgono tutti i ruoli.
Tra l'altro sono presenti sia italiani che stranieri, capaci d'inventare storie e creare personaggi in piena condivisione. Certo gli screzi non mancano ma, con una guida attenta e sicura, i ristretti della Comunità ARCOBALENO sono stati in grado di mettere in scena uno spettacolino delizioso, oggetto di repliche anche fuori delle mura del carcere. La Dott.ssa Ciufalo ha raccolto questa esperienza in un bel libro in cui appaiono anche i contributi di altri addetti ai lavori. Un'opera auto prodotta, alla faccia di chi in questa città si vanta (e viene "vantato") di aiutare le fasce più deboli ed emarginate. Un lavoro leggibilissimo anche dai profani. 
Pensiamo che quest'esperienza riguarda il reparto maschile, con detenuti dai 20 ai 60 anni, capaci di unire i loro sforzi per superare, ad esempio, una caratteristica tipica di chi usa sostanze stupefacenti, la perdita della propria identità.
Con il teatro, partendo dalla base, come i componenti dei burattini, creati con materiale povero e/o di recupero, fino all'allestimento scenico ed alla drammatizzazione della storia, tutto il lavoro è interno al gruppo, con enormi effetti sulla capacità di socializzare e proiettare le proprie insicurezze.
L'arte terapia consente di esprimere, riconoscere e valorizzare il proprio vissuto esistenziale. I partecipanti all'esperienza sono stati selezionati su proposta dei loro psicoterapeuti. Essi presentavano sia scarsa capacità simbolica e d'espressione dell'emozioni, sia una modesta capacità di collaborare con il gruppo dei pari e con gli stessi operatori. Oggi uno di loro, non più giovane, è in grado di partecipare con lucidità ed appropriatezza a dibattiti pubblici.
Il ricavato della vendita del libro, che costa 15 euro, è  destinato alla Comunità Arcobaleno.
I burattini della Dott.ssa J. Ciufalo hanno vinto il secondo premio al concorso nazionale "Arte medicina e creatività" 2013 tenutosi a Vidracco e saranno presto esposti in prestigiosi ambienti. La stessa Josephine ripropone in alcune opere pittoriche il suo percorso umano e lavorativo.

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