Solo prigionieri
Il coltellino non me l'hanno preso
(anche le iene si distraggono, a volte).
Ed è con quello che graffio
e buco la parete:
prigione semovente
di strada ferrata.
"Ma allora, la notte sta finendo
e il sole esiste ancora, là fuori!"
Adesso spingono, proprio loro,
fratelli di Sion, che un'ora fa
tremavano dalla paura
che diventassi causa
di ritorsioni, castighi...
ora vorrebbero guardare.
Sull'ampia curva delle rotaie,
laggiù in fondo, la bestia, nera
come degli incubi il colore,
sbuffa e rallenta.
Uno sforzo maggiore,
il naso schiacciato
contro il legno, la scritta...
C'è una scritta sul cancello.
Sadica, ironia, teutonica:
"il lavoro rende liberi".
Con il suo carico di Juden,
affamati, curiosi, stanchi,
il convoglio finisce la corsa:
binario morto.
Forse la pressione
l'occhio sta lacrimando.
Un ragazzo mi chiede
se sono triste e perché:
"Si va a lavorare, no?
Siamo solo prigionieri..."
E' il macabro gioco
di tutte le guerre:
di oggi, di ieri.
Lo tranquillizzo:
"E' vero: solo prigionieri"
Alessandro Bertolino |



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