La drastica riduzione delle materie artistiche mi fa pensare a 1984 di Orwell

 

 

di Giovanna Megna

«Reintrodurre la materia significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla»

Così si è espressa la Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera qualche mese fa.
Ignoranza e incompetenza hanno generato una serie di riforme nel campo dell’istruzione che, per meri calcoli economici, stanno massacrando la scuola italiana. Nonostante la raccolta firme e pressioni dal mondo scolastico, a rimetterci è stata una delle materie che sta alla base della tradizione italiana. Mi riferisco all’insegnamento dell’Arte che viene “cancellata” o drasticamente ridotta in molte scuole.
Ciò che per secoli ha rappresentato l’identità culturale del nostro paese, oggi è un’appendice che può essere “tagliata”, “asportata”. Non serve. È inutile. Ci sono troppe spese, togliamo il superfluo: l’arte!

Non mi lascio andare in romanticismi senza fondamento. Qui si tratta di perdere un tratto distintivo della nostra storia e della nostra cultura che, da secoli, ci contraddistingue in tutto il mondo.
All’estero l’Italia è ricordata per il suo patrimonio artistico. Ciò è innegabile! È un binomio indissolubile. Ma in Italia, pochi eletti sapranno riconoscere un Michelangelo, un Leonardo da Vinci, un Modigliani…

Ritenere superflua la storia dell’arte significa non voler più sensibilizzare gli uomini alla bellezza, non solo quella storico-artistico che ci circonda, ma anche alla Bellezza in sé. Significa non dare più credito alla valorizzazione del bello, passato e futuro.
Avremo individui che non sapranno più emozionarsi davanti ad un’opera d’arte perché non ne conoscono i riferimenti storico-artistici, le tecniche, i simboli, i messaggi. Cammineranno accanto a monumenti, che ci invidiano in tutto il mondo, con occhio fuggevole e disinteressato perché non ne coglieranno mai il senso. E ciò che non si comprende si può anche perdere perché è privo di valore; si perderà perché la nostra ignoranza darà forza a chi vorrà esercitare il suo potere sui beni di valore inestimabile.
Inoltre, si disperde un potenziale educativo non indifferente. L’arte ha una duplice funzione a tal proposito: da un lato stimola la creatività e la libera espressione; dall’altro costituisce uno strumento di “lettura” delle immagini che apre le porte al pensiero critico e evita che l’uomo sia un passivo fruitore delle stesse.

La mancanza di conoscenza del patrimonio culturale (mi riferisco anche alla scarsa considerazione che si tende a dare alla Storia e a tutte le materie umanistiche) e delle materie artistiche contribuisce a formare sempre più uomini scarsamente creativi (o con una creatività inibita), poco inclini all’interpretazione personale e soggettiva, privati della capacità critica e di “lettura oltre le righe”. In queste condizioni non è a rischio solo il passato ma anche e soprattutto il nostro futuro. Un uomo passivo fruitore delle immagini e dei simboli non sarà in grado di progettare un valido futuro basato sulla libera espressione e sul libero pensiero.
Che si voglia creare una sorta di Oceania orwelliana, in cui il pensiero artistico, critico e creativo, il sentimento, la personalità, la soggettività vengono repressi e banditi per volontà di un Grande Fratello sulla base della sua convinzione “l’ignoranza è forza”? “Chi controlla il passato controlla il futuro!”, Orwell docet.