Alfredo Levo, pittore, incisore, scenografo Rai, in mostra alla Promotrice fino all'8 giugno (sale 8 e 9)

 

Egidio Albanese descrive l’esperienza della loro amicizia (dal catalogo della mostra che si tiene ad un anno della scomparsa)

Ho incontrato Levo all’Istituto Domenico Savio dove io accompagnavo le mie figlie e lui le nipoti. Dopo un periodo in cui, insieme ad altri genitori, prendevamo il caffé ogni mattino senza quasi conoscerci, ha avuto modo di vedere un ritratto di San Domenico Savio eseguito da me per un omaggio alla scuola. Una volta scoperta la nostra passione comune per l’arte è nata una profonda amicizia mai esaurita.

Dopo aver visto la mia opera mi ci ha portato davanti e, con la sua proverbiale gentilezza, ha cominciato a lodarne le qualità «… vedi queste pennellate! Questa è Arte, chi è in grado di dare queste pennellate è uno che ha l’arte nel sangue, che può fare molto... Devi continuare, devi andare avanti!». Mi ha poi invitato ad andare nel suo studio e mi ha fatto vedere le sue opere. Da parte mia ne sono rimasto entusiasta. In particolare mi hanno colpito l’effetto materico che dava alle sue opere e la poesia dell’accostamento del carboncino con l’acrilico.
Cosa dire  poi sui temi del passato con il quale ho subito trovato la massima affinità, d’altra parte non poteva  che essere così viste le mie origini e che la mia prima volta, la prima volta in assoluto, all'età di 12 anni, che ho provato a mettere dei colori su un foglio di carta, ho rappresentato la nave di Enea che lasciava Troia incendiata, quadretto che ora, opportunamente incorniciato, fa bella mostra nelle pareti di casa, se non per la qualità, ottima essendo un primo tentativo, per l’affetto verso il “numero uno”.

 

Antologia

Abbandono, acquaforte, acquatinta

In seguito, nonostante la sua giustificata gelosia per la sua tecnica, unica e personale, ha voluto condividerla con me. In breve sono diventato suo allievo, così, con naturalezza, senza premeditazione. La qualità delle mie opere ha subito una costante escalation che sicuramente non ci sarebbe stata se non avessi avuto lui al mio fianco. Consigli dati comunque con umiltà, non con l’arroganza, di chi ti fa pesare che lui è il «Maestro» e tu l’ultimo arrivato che deve pendere dalle sue labbra. Umiltà con la quale arrivava ad ascoltare lui le rare volte in cui ero io a dire, «sai, qui non mi pare che tu l’abbia risolto bene, fossi in te lo rivedrei…».
Da lui ho appreso anche la tecnica dell’incisione, l’unica produzione artistica di serie che mi affascina. Mi spiace solo che si tratti di una tecnica apprezzata da pochi eletti mentre la massa non vede che l’olio. Voglio cedere persino all’orgoglio di inserire in queste poche note, di Levo ci sarebbe da scrivere per ore, una delle mie incisioni proprio perché ritrae lui in un momento particolare. A levo non potrò che essere sempre riconoscente, per quanto insegnatomi e per la sua stupenda amicizia che, e non è retorica, resterà sempre scolpita nella mia mente.