Tre artisti, uguali emozioni
Evento prestigioso la triplice personale degli artisti primi classificati nel concorso “Premio Biennale Città di Torino” di Arte Città Amica, tre personalità distinte per stili, tematiche e tecniche.
In occasione del vernissage era presente il critico d'arte
Enzo Papa il quale, invitato ad un breve commento, ha ampiamente dissertato sui caratteri dei tre autori, evidenziando dapprima la scelta figurativa degli artisti, stigmatizzando le critiche spesso troppo severe circa l'arte iconica, praticata in una modernità che sembra voler rinnegare il bello ricreato dal talento artistico.
Il commentatore ha riaffermato che la pittura figurativa appartiene alla tradizione di tutte le culture avanzate ed è “
Arte”, la quale con certezza sarà sempre attuale tra cento o mille anni, contrariamente a tutte le sperimentazioni fuochi di paglia, mode del momento che, in quanto mode, passano presto di moda.
Con queste considerazioni il
Critico ha illustrato le ragioni della preferenza naturalistica di
Stefano Agostini (pseudofiammingo, come Paul De Haan), artista sensibile, il quale paventa il degrado progressivo delle qualità della Natura, che egli immortala sulla tela, quasi a voler perpetuare la genuinità dei frutti, metafora della nobile ricchezza che il Creato offre.
Successivamente
Enzo Papa si è soffermato sulla stilistica di
Luigi Lotito, vincitore con una dinamica e coloratissima scena ravvicinata di un giro di tango, ma artista che predilige le impressioni d'ambiente estremamente sintetiche, rese con gestuali spatolate di toni insaturi, neutri, grigi, che può essere assimilato ad Agostini nel senso che mentre egli, Paul De Haas, esorcizza il peggio, Lotito denuncia lo stato della realtà, ormai tanto contaminata da risultare perfino illeggibile agli stessi artisti, che per istinto e per creatività vedono oltre il reale: la sua pittura è un monito ad osservare il dramma per arrestare la caduta dei valori.
In forma più sottile, intellettualistica, ma esuberante d'immaginazione, si offre l'arte di
Silvio Bertonati il quale, esasperando l'impiego delle tecnologie digitali, propone opere di rifugio nel fantastico, per sfuggire all'angoscia della realtà, creando un'extra-realtà che concilia gli opposti e rende plausibile l'assurdo, con un surrealismo più vicino alle Metamorfosi di Ovidio, di Apuleio e dei mitografi greci, che non ai suggerimenti di André Breton, propugnatore della “Surrealité” del Novecento.
La straordinaria dovizia di particolari fantastici ha stupito i critici della giuria e i visitatori convenuti, tributando all'artista gli ammirati riconoscimenti.
Il commento di
Enzo Papa è stato molto apprezzato ed applaudito e per la sua disponibilità Arte Città Amica gli dedica un caloroso ringraziamento.